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Impianto fotovoltaico per Comunità Energetica: come fare il business plan

Gli operatori finanziari stanno convogliando ingenti risorse finanziarie in progetti green legati all’installazione di impianti fotovoltaici e la convenienza economica legata alla costituzione di comunità energetiche rinnovabili (CER) è sicuramente uno dei fattori che ha aumentato l’interesse nei confronti di questo tema.

In questo articolo vogliamo fornire una nostra interpretazione di quello che dovrebbe essere il business plan di un impianto fotovoltaico del soggetto “prosumer” facente parte di una comunità energetica rinnovabile.

Il prosumer, lo ricordiamo, è quel soggetto che è allo stesso tempo produttore e consumatore di energia. Quando vi è un surplus di energia rispetto alle sue esigenze di autoconsumo, allora questo viene ceduto dal prosumer alla rete pubblica così da potere essere simultaneamente utilizzato dagli altri partecipanti alla CER.

Pertanto, nella costruzione del business plan occorre senza dubbio mettersi nell’ottica del soggetto “produttore” di energia fotovoltaica, al fine di evidenziare la redditività che è in grado di generare a fronte dell’investimento iniziale.

I punti salienti del business plan 

Nel costruire il business plan del prosumer l’aspetto fondamentale è determinare quali sono le fonti di ricavo che alimentano il conto economico previsionale.

Il prosumer, abbiamo detto, è il soggetto che all’interno della comunità energetica “produce” energia dai suoi impianti fotovoltaici condividendola all’interno della stessa comunità energetica e vendendo alla rete pubblica il surplus rispetto alle sue esigenze di autoconsumo.

Pertanto, considerando questi aspetti, possiamo individuare le seguenti voci di ricavo:

  1. Ricavi da energia condivisa all’interno della comunità energetica;
  2. Ricavi da energia venduta alla rete pubblica;
  3. Risparmio derivante dalla quota di energia prodotta dall’impianto e autoconsumata dall’immobile sul quale l’impianto è installato.

La prima voce di ricavo consiste nella valorizzazione dell’energia prodotta dal prosumer e condivisa all’interno della CER. L’ammontare di questa energia viene valorizzata alla tariffa stabilita dal Mise pari a 0,11 €/KWh, alla quale si aggiunge un contributo per i minori oneri di sistema, di importo variabile, attualmente di circa 8 centesimi di € per KW/h (che per semplicità non prenderemo in considerazione nei calcoli successivi).

Come detto, il surplus di energia rispetto alle esigenze di autoconsumo del prosumer, viene condivisa in rete. Anche questo ammontare di energia trova una sua valorizzazione che è pari al prezzo dell’energia praticato sul mercato in un dato momento (prezzo zonale orario).

Il terzo punto riguarda il risparmio dell’energia autoconsumata, ovvero dell’energia che, una volta prodotta dall’impianto fotovoltaico, viene utilizzata dal prosumer per le sue esigenze energetiche.

Un caso di impianto FV all’interno di una CER

Proponiamo ora un esempio di business plan di un prosumer il cui impianto è collocato in Piemonte.

Il progetto, consiste nell’installazione di un impianto fotovoltaico da 714 KWp, le cui caratteristiche salienti sono sintetizzate nella seguente tabella:

Potenza nominale impianto FV

714 KWp

Investimento totale 

928.096 €

Produzione annua impianto FV 

801.079 KWh

Autoconsumo previsto 

7%

Energia autoconsumata 

56.076 KWh

Energia immessa in rete 

745.003 KWh

L’azienda che realizza l’impianto sul tetto del suo opificio, fa anche parte di una comunità energetica con il ruolo di produttore di energia (prosumer).

Grazie all’installazione dei pannelli fotovoltaici l’azienda risparmierà circa il 56% dell’energia attualmente
utilizzata, circa 56.076 KWh, pari a circa 11.215,11 € di consumo medio annuo di energia.
Il surplus di energia rispetto all’autoconsumo (il 93%) viene immesso in rete
generando così un‘ulteriore voce di ricavo derivante dall’energia venduta a prezzo di mercato. In questo caso, il prezzo dell’energia preso in considerazione per tutta la durata del contratto sul mercato è pari a 0,10 €/KWh.

L’impianto dell’azienda, inserito all’interno di una comunità energetica rinnovabile (CER),
beneficerà inoltre della quota di incentivo del GSE. L’ incentivo riconosciuto dal GSE, pari a 0,11 €/KWh, verrà poi ripartito tra i partecipanti della CER secondo quanto stabilito dal regolamento interno. In questo caso, supponiamo che il regolamento della CER abbia stabilito che la quota di incentivo spettante al prosumer è pari a 0,08 €/KWh. 

In sintesi, il conto economico di questo impianto genererà 3 tipologie di ricavi:

  • Risparmio derivante dall’energia prodotta dall’impianto e consumata fisicamente dall’azienda;
  • ricavi per il surplus di energia venduta sul mercato ad un prezzo prospettico pari a 0,10 €/KWh;
  • ricavi derivanti dalla quota di incentivo del GSE spettante all’azienda in quanto produttrice di energia
    all’interno della comunità energetica, pari a 0,08 €/KWh prodotto.

L’operazione, nel suo complesso, sarà in grado di generare un ritorno dell’investimento, misurato dall’IRR lordo, pari all’8% in 15 anni e 10% in 20 anni.

Cosa possiamo fare per voi

Il nostro studio, in collaborazione con primari operatori del settore energetico, è in grado di offrire tutta l’assistenza necessaria per l’elaborazione dei business plan necessari per valutare l’opportunità di investire nel settore.

L’assistenza in questo ambito riguarda anche la redazione dello statuto e del regolamento della CER, l’individuazione dell’operatore in grado di realizzare gli impianti energetici e l’individuazione di partner finanziari in grado di finanziare l’iniziativa.

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